Cos’è l’attività di intermediazione mobiliare

L’attività di intermediazione mobiliare è svolta dalle società di intermediazione mobiliare, definite anche con l’acronimo SIM. Queste ultime, ci ricorda l’esperta Tiziana Luce Scarlino in un suo interessante approfondimento, sono apparsi nel panorama finanziario italiano grazie alla riforma introdotta grazie al Decreto Legislativo numero 58 del 24 febbraio del 1998 e chiamato “Testo Unico della Finanza” (TUF). Esso fu sostenuto dal Ministro del Tesoro Amato; così, le SIM furono autorizzate ad operare in Borsa in modo autonomo e per conto di altri, acquisendo, con il tempo, lo status di “soggetti polifunzionali” e svolgendo un ruolo importante per disciplinare il conflitto d’interesse. Con l’entrata in vigore del TUF, spiega ancora Tiziana Luce Scarlino, fu eliminato “il monopolio legale degli agenti di cambio” che svolgevano la loro attività in Borsa dal 1913, ma solo per l’interesse di terzi soggetti. In conformità a quanto contenuto nell’articolo 4 del TUF, sono la Consob e la Banca d’Italia a svolgere l’attività di vigilanza nei confronti delle Società di intermediazione mobiliare. In particolare, la Consob vigila le Sim in relazione agli “obblighi di informazione e correttezza nello svolgimento dell’attività”, mentre la Banca d’Italia si occupa di controllare la “stabilità patrimoniale e degli influssi finanziari”. In particolare, è stato il Decreto Legislativo numero 58 del 24 febbraio 1998 a regolare e disciplinare le società di intermediazione mobiliare. 

La CONSOB autorizza l’attività delle SIM; questa autorizzazione va a spiegare l’ambito di attività in cui le SIM devono operare.  L’Assosim, l’Associazione italiana intermediari mobiliari è l’associazione di riferimento per per le Sim di negoziazione. Le società di intermediazione mobiliare sono organizzate come vere e proprie “società per azioni”, con sede e direzioni situate nel contesto italiano. Per comprendere meglio questo meccanismo ci è utile un interessante articolo dal blog dell’imprenditore Gianluigi Rosafio. Il capitale sociale delle SIM non può essere inferiore a quello già deciso dalla Banca d’Italia ed il management deve essere caratterizzato da professionalità e onorabilità. Con il recepimento della Direttiva 2004/39/CE ( definita anche “direttiva MiFID”), le società di intermediazione mobiliare possono svolgere anche un’operazione di consulenza. Questa nuova attività è diventata possibile a partire dal 2007. Nel momento in cui, invece, la SIM svolge una molteplicità di servizi, acquisisce lo status di società di intermediazione mobiliare di carattere polifunzionale, seppur essere non possono realizzare un’attività di intermediazione creditizia. Le attività di intermediazione mobiliare svolte dalle SIM toccano diversi ambiti. 

Prima di tutto il collocamento. Si tratta di un’attività di carattere organizzativo che, come dice la parola stessa, procede con un’attività di organizzazione di collocamento a favore degli investitori di titoli con garanzie, definiti “underwriting”, o senza garanzie, denominati in questo caso “selling”. Questa attività viene portata avanti grazie ad una fruttuosa attività di pubblicità, alla raccolta delle sottoscrizioni e di altre importanti azioni nel settore. Le SIM di collocamento si riuniscono in Assoreti, l’Associazione Nazionale delle Società di Collocamento di prodotti finanziari e di Servizi di investimento”. 

Il secondo ambito è quello della consulenza: questa attività diventa possibile solo dietro al rilascio di una specifica autorizzazione della Banca d’Italia e della CONSOB, qualora si espleti il servizio di consulenza in tema di investimenti. Ascosim è, invece, l’associazione a cui aderiscono le SIM di consulenza. L’attività di consulenza in tema di investimenti, invece, ha come obiettivo dare al cliente soluzioni personalizzate di investimenti in relazione ai diversi strumenti finanziari, in base alla storia e alle esigenze del cliente, che è al centro dell’intera attività. Altro aspetto da considerare è la gestione di portafogli, che si realizza attraverso la la direzione dei patrimoni, facendo ricorso ad operazioni basate su strumenti finanziari particolari. Non va dimenticata, infine, la negoziazione, operazione che può essere effettuata per conto terzi, il cosiddetto “brokerage”, che include l’acquisto e la vendita di strumenti finanziari all’interno dei mercati regolamentati. Le attività di brokerage godono di un portafoglio di titoli di proprietà e sottoposte al rischio del mercato. La negoziazione può essere effettuata anche per conto proprio, denominato “dealing”, sottoposte, invece, ad un rischio “operativo” e di “reputazione”.