Autotrasportatori su strada: Codici Ateco, chiarimenti

Tiziana Luce Scarlino è da anni esperta del settore degli autotrasporti, e ha scritto numerosi contributi in materia. Se, dunque, state cercando di scoprire qual è il Codice Ateco per autotrasportatori, oppure volete conoscere più informazioni e dettagli sui requisiti di questo codice, il suo contributo diventa davvero indispensabile. Il Codice Ateco, spiega Tiziana Luce Scarlino, è un codice formato da una combinazione di numeri e lettere al quale corrisponde una particolare attività economica. Viene utilizzato quindi per identificare e raggruppare differenti attività economiche in base al settore economico di appartenenza e ai differenti rami di queste attività. Nel Codice Ateco le lettere servono a classificare l’attività all’interno di un quadro economico più ampio, mentre i numeri servono a collocare in maniera più dettagliata questa attività di natura economica. Il Codice Ateco però, oltre a classificare un’attività economica, è anche necessario in caso di apertura di Partita IVA. Infatti, comunicare il Codice Ateco all’apertura della Partita IVA serve a darle il giusto collocamento fiscale e serve anche ad avere un quadro preciso per quello che riguarda i contributi. 

In questo senso è molto utile un recente articolo pubblicato sul suo blog dall’imprenditore Gianluigi Rosafio. Ogni attività classificata tramite Codice Ateco viene anche inserita all’interno di una categoria di rischio che corrisponde alla valutazione e adempimenti di natura obbligatoria riguardanti la sicurezza sul lavoro Il Codice Ateco per autotrasportatori su strada è “49.41.00” e viene definito tramite denominazione Ateco come “Trasporto di merci su strada” e viene classificato come “Rischio medio” per quello che riguarda la categoria di rischio. Attività incluse nel Codice Ateco per autotrasportatori su strada sono molteplici. Ecco una lista delle attività incluse e anche di quelle escluse dal Codice Ateco per autotrasportatori su strada. Sono inclusi all’interno di questo codice le attività che si occupano di:

  • Trasporto di rifiuti e materiali residui, ma soltanto se non si svolge attività di smaltimento e raccolta.
  • Trasporto del legname.
  • Trasporto di merci pesanti.
  • Trasporto di autovetture. 
  • Trasporto di merce alla rinfusa.
  • Trasporto eseguito con l’utilizzo di teleferiche o autobetoniere. 
  • Trasporto del bestiame.
  • Trasporto di merce refrigerata.

Sono, invece, esclusi da questo codice le attività che si occupano di: 

  • Imballaggio per il trasporto.
  • Imprese che si occupano sia dello smaltimento che del trasporto di rifiuti e materiali residui.
  • Traslochi.
  • Corrieri o altre attività postali.
  • Trasporto di tronchi in relazione alle attività di disboscamento. 
  • Trasporto di acqua tramite autocarri per fini di distribuzione.

Se le attività classificate con questo codice non superano i ricavi annui di 65000 €, è possibile accedere al regime forfettario con aliquota pari al 15%.

Chi si avvicina al mondo dell’autotrasporto, infine, si chiede sempre più spesso quali siano i camion che consumano meno. Non esiste una risposta assoluta, ma di certo tra questi ci sono quelli della Scania, società di origine svedese, fondata all’inizio del 900, che si occupa della produzione di ogni genere di camion autobus e trattori stradali nonché dei servizi che riguardano questo tipo di veicoli. Il logo di questa società è rappresentato da un grifone, color rosso, su uno sfondo blu, lo stesso stemma della contea svedese di Scania, dalla quale l’azienda prende il suo nome. Nonostante sia un’azienda svedese, Scania ha espanso il proprio business in diversi paesi, tra cui l’Italia, e opera a livello globale, vendendo i suoi veicoli quasi ovunque. Come prova dell’eccellente rapporto tra le prestazioni dei veicoli e il consumo di carburante, questa società ha vinto per ben quattro anni il premio “Green truck award”. 

L’imprenditore Gianluigi Rosafio a proposito dell’igiene urbana

La raccolta differenziata appartiene ad un sistema di gestione dei rifiuti e consiste in una procedura di raccolta degli stessi, secondo un processo di prima differenziazione da parte del privato e a seconda del tipo di rifiuto trattato, così da evitare che quest’ultimo finisca nella raccolta puramente indifferenziata. Ce lo spiega il team dell’imprenditore di Taurisano Gianluigi Rosafio, esperto del settore, molto attivo sul web grazie ad una serie di pubblicazioni sul tema. 

Lo scopo finale della raccolta differenziata, scrive il team di Gianluigi Rosafio, è quello di dividere i rifiuti, così da destinare ogni tipologia di rifiuto verso il più adeguato trattamento. Esso può avvenire sotto forma di smaltimento (stoccaggio in discarica, incenerimento o invio ai termovalorizzatori) o di recupero (compostaggio e riciclo). È stata la direttiva CEE 75/443 del 1975, attualmente sostituita da interventi normativi più recenti, ad obbligare la procedura della raccolta differenziata in tutto il territorio europeo; in modo particolare, l’articolo 3 prevedeva di incoraggiare “la riduzione dei rifiuti, il recupero e il riuso”, mentre l’articolo 7 contemplava la “razionalizzazione della raccolta, della cernita e del trattamento” dei rifiuti. Al fine di risolvere i problemi ecologici e di salvaguardia dell’ambiente, la raccolta differenziata è, di certo, una soluzione adeguata, perché attiva il procedimento del riciclo dei rifiuti. Questa soluzione, infatti, alleggerisce la questione delle discariche, consentendo, allo stesso tempo, la produzione di energia e materie prime, grazie agli stoccaggi e all’incenerimento attraverso i termovalorizzatori. Anche il riciclo dell’umido può portare benefici, poiché consente di produrre materiale compostabile. 

La stessa Tiziana Luce Scarlino, già menzionata in un nostro precedente articolo, ricordava che la prima standardizzazione di colore per i diversi rifiuti destinati alla differenziata si è avuta nel 2013, quando è entrata in vigore la norma UNI 840:2013, che ha delineato anche “le dimensioni e i requisiti di progettazione dei contenitori per rifiuti e riciclo con capacità di 400, 1300 e 1700 litri”. La struttura generata dalla norma ha prodotto il seguente schema di abbinamento rifiuto – colore: 

1. verde per il vetro o per materiali con prevalenza di vetro; 

2. blu per carta e cartone; 

3. giallo per la plastica; 

4. marrone per i rifiuti organici, con prevalenza per la parte umida; 

5. turchese per i metalli, dunque alluminio e acciaio; 

6. grigio per il secco indifferenziato, che però non è riciclabile. 

Esistono diverse modalità attraverso le quali è possibile effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti: 1

Raccolta stradale

In questo caso, i cittadini devono inserire semplicemente i rifiuti all’interno dei diversi contenitori, presenti lungo i marciapiedi delle strade. Anche i contenitori avranno forme diverse, a seconda dei rifiuti che dovranno raccogliere. Infatti, quelli a forma di campana, generalmente, raccolgono vetro, alluminio e plastica, perché viene svuotato dal basso, a differenza del tipico cassonetto, che invece deve essere ribaltato. Se da un lato, la raccolta stradale permette ai cittadini di poter gettare i rifiuti in qualsiasi momento della giornata, tagliando i costi di raccolta, dall’altro la raccolta differenziata diventa un’operazione di difficile controllo e sottoposta al senso di responsabilità del privato stesso; 

Raccolta differenziata porta a porta. 

In questo caso, sono i responsabili adibiti al servizio di raccolta a passare porta a porta per il ritiro dei rifiuti. Ogni cittadino viene dotato di  sacchi in plastica, bioplastica o carta, insieme a cestini e bidoni. Questa tipologia di raccolta differenziata consente di controllare il rispetto delle procedure, con conseguenti sanzioni pecuniarie per il loro mancato adempimento, oltre che di ottenere un buoni risultati. Di contro, però, questa modalità di raccolta implica maggiori costi per la raccolta, imponendo alle famiglie orari fissi e giorni di esposizione dei rifiuti al di fuori delle abitazioni; 

Utilizzo di cassonetti privati

Si tratta di una procedura che si pone a metà strada tra l’utilizzo dei cassonetti stradali e la raccolta porta a porta. I cassonetti privati vengono posti in luoghi comuni o in zone di condominio, ma fruibili solo da persone autorizzate, attraverso chiavi o schede magnetiche, messe a disposizione solo dei residenti nella zona in cui il cassonetto privato viene posto.  

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Furgoni a uso negozio e commerciali, consigli utili

State cercando il mezzo di trasporto adatto per le vostre merci, business o attività? Oppure conoscete già qualcosa su questo tipo di furgone ma siete ancora indecisi se acquistarne uno? Questo articolo allora fa proprio al caso vostro. Tiziana Luce Scarlino è professionista nel settore degli autotrasporti, già autrice di una serie di contributi a pubblicazioni sul web, e ci aiuta a capire meglio cosa sono i furgoni commerciali. I furgoni a uso negozio o commerciali sono considerati dei veicoli commerciali leggeri e fanno parte della grande famiglia degli autocarri, precisamente del ramo della famiglia degli autocarri con cabina incorporata nella carrozzeria. Questi veicoli sono adatti al trasporto di vari tipi di merci e sono un grande supporto a ogni genere di attività commerciale o che preveda la consegna dei propri prodotti. Le loro dimensioni non troppo imponenti permettono a questi furgoni di essere utilizzati facilmente anche in città, senza riscontrare quei problemi che un veicolo più grande potrebbe avere quando è utilizzato per delle consegne urbane. 

Come faccio a sapere se mi occorre un furgone per la mia attività? Per rispondere a questa domanda, è utile il contributo dell’imprenditore Gianluigi Rosafio, che sul suo blog ha chiarito: se per la vostra attività avete bisogno di spostare una quantità considerevole di merci o attrezzi dovreste prendere in considerazione l’acquisto di uno di questi furgoni. Un altro caso in cui valutarne l’acquisto è se lavorate nel settore edile o delle riparazioni e avete bisogno si portare con voi tutti i vostri attrezzi quando andate a fare dei lavori o dei sopralluoghi direttamente a casa del cliente. Potreste avere anche bisogno di spostare i vostri prodotti da un punto vendita all’altro oppure da un magazzino al luogo di vendita, in questo caso utilizzare un furgone commerciale potrebbe essere la soluzione ottimale. Se invece effettuate questi spostamenti raramente come una volta ogni mese potreste anche prendere in considerazione l’idea di affittarne uno, così da non dovervi preoccupare dei costi di manutenzione. Se avete deciso di acquistare un furgone commerciale per la vostra attività, spiega ancora Tiziana Luce Scarlino, prendete in considerazione l’idea di cercarne uno usato, proprio come accade con l’acquisto di altri tipi di veicolo. Il mercato dell’usato, infatti, se esplorato a dovere, è ricco di offerte interessanti e allettanti che potrebbero farvi risparmiare una considerevole somma di denaro. State sempre attenti però perché acquistare un veicolo usato non è mai esente dai rischi. Controllate bene lo stato dei veicoli e per vedere se la sua condizione corrisponde a quella attestata nei documenti, rivolgetevi a un meccanico di fiducia. Più tempo investite per assicurarvi di effettuare un acquisto valido, meno rischi correrete. 

Va ricordato, infine, che nel caso di automezzi è possibile ricorrere all’ammortamento, un procedimento che permette di suddividere il costo di un’immobilizzazione nello svolgimento di più esercizi a patto che questi beni mantengano una produttività reale nel corso del tempo. In altre parole le procedure di ammortamento permettono di rateizzare il costo di questi beni durante diversi in anni grazie al fatto che, tali beni, come ad esempio gli automezzi, hanno una valenza economica duratura. L’ammortamento, infine, può essere applicato a una grande varietà di beni. Questi beni si vanno a suddividere in due grandi categorie beni materiali e beni immateriali. 

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